Il Piano Casa, come è noto, è un articolato sistema di norme che ha l’obiettivo di rilanciare un settore edile che ha risentito profondamente della crisi economica. Lo spirito della manovra proposta dal Governo era di dare la possibilità di effettuare ampliamenti o ricostruzioni di edifici in deroga ai Piani Regolatori locali.
Per questa ragione il Piano Casa è regolato dalle leggi regionali emanate in materia, che a loro volta spesso rimandano ai regolamenti comunali. Le varie amministrazioni, però, si sono mosse in ordine sparso. Di fronte al guazzabuglio di leggi e delibere, da parte sua la Finco (la Federazione industrie prodotti, impianti e servizi per le costruzioni di Confindustria) sollecita il varo del decreto legge sugli snellimenti procedurali.
Di fronte a questo caos il Piano Casa risulta di fatto fermo e incapace di provocare gli effetti anticongiunturali sperati. Secondo le stime del Cresme, infatti, le misure del Piano Casa avrebbero dovuto movimentare circa 60 miliardi di euro.
Rappresentativo di questo impasse, purtroppo, il caso della Campania, che non ha ancora ufficializzato le linee guida per l’applicazione delle legge.
Il Piano Casa in Campania
Per quanto riguarda la Campania, la legge regionale, pubblicata sul Bollettino Ufficiale n.80 del 29 dicembre scorso, concede, in deroga agli strumenti urbanistici vigenti, un ampliamento fino al 20% della volumetria esistente degli edifici residenziali unifamiliari e bifamiliari e, comunque, di volumetria non superiore a 1.000 m3 e composti da non più di due piani fuori terra. Un incremento volumetrico del 20% è previsto anche per i fabbricati destinati alle attività manifatturiere, industriali e artigianali.
Per gli interventi di demolizione e ricostruzione di edifici residenziali, all’interno della stessa unità immobiliare catastale e delle pertinenze esterne asservite al fabbricato, è ammessa la sostituzione edilizia con aumento fino a 35% della volumetria esistente. I lavori devono essere eseguiti con tecniche costruttive che garantiscano prestazioni energetico-ambientali e in conformità alle NTC, Norme tecniche per le costruzioni, che regolano l’attività edilizia in zona sismica.
Prevista la riqualificazione delle aree urbane degradate, utile anche alla soluzione del disagio abitativo. I Comuni possono infatti individuare zone da destinare alla sostituzione edilizia con aumento volumetrico fino al 50%. La Regione ha però l’obbligo di inserire queste aree nella programmazione per l’edilizia economica e popolare.
Altre misure: la legge regionale consente il recupero dei sottotetti a fini abitativi ai sensi delle l.r. 15/2000 e 19/2001. Possibili anche i lavori sugli immobili condonati risultanti come prima casa, a patto che sia stata rilasciata la concessione in sanatoria o l’istanza di regolarizzazione sia stata presentata entro i termini previsti dalla normativa statale.
Infine, la legge prescrive che le istanze finalizzate a ottenere i titoli abitativi - DIA, Denuncia di inizio attività, o la richiesta di permesso a costruire - richiesti per la realizzazione degli interventi previsti dal Piano Casa, devono essere presentati entro 18 mesi, quindi entro il 30 giugno 2011.